Si mettano l’anima in pace Belen Rodriguez,  “l’amico di Maria”, Raffaella Fico e ‘Super’ Mario Balotelli: nella prima estate del post-berlusconismo pare che non ci sia posto, tra le preferenze dei lettori ma anche dei telespettatori, per tradimenti studiati a tavolino e dubbie paternità di gravidanze annunciate in via epistolare.

Se è vero che la scorsa estate spopolava il gossip patinato da rivista da spiaggia (con l’affaire Magnini-Pellegrini-Marin), quest’anno, invece, il tutto sembra interessare molto meno. A dimostrazione di ciò anche il completo disinteresse del pubblico televisivo nel seguire il caso Fico-Balotelli trattato da quei pochi programmi “aperti per ferie” con tanto di audio rubati ed esclusive dichiarazioni di alcuni dei familiari della soubrette che venderebbero l’anima al diavolo pur di cavalcare qualche secondo di celebrità.

Vuoi il particolare momento politico, economico e sociale che stiamo vivendo, vuoi che il premierato tecnico di Mario Monti impone sobrietà, il gossip tradizionale non “tira” più come una volta.

Un tipo di pettegolezzo che invece non tramonta mai, dalle sfumature un più (o)scure delle canoniche tinte rosa, è il “crime-gossip” ovvero quel cicaleccio che ruota attorno ai casi di omicidi passionali irrisolti e, in questo senso, l’estate in corso ci offre il tipico giallo estivo che, purtroppo, non è un romanzo.

Una donna, madre di tre figli e incinta al nono mese di gravidanza, uccisa barbaramente con otto picconate alla testa e poi bruciata senza pietà; un uomo, marito della vittima, che prima denuncia la scomparsa della moglie (inventando una storia poco credibile) poi, smentito dai figli, accusa la sua amante ma quest’ultima dice di aver solamente assistito all’omicidio e accusa a sua volta l’uomo.

Gli ingredienti ci sono tutti: una situazione familiare complessa, un uomo che costringe la moglie e i figli a vivere assieme alla sua amante, l’orrore e la brutalità dell’omicidio, i due amanti che si accusano a vicenda, l’aspetto umano di tre figli rimasti orfani e un bambino che non vedrà mai la luce del sole. Quel sole che splende a Trapani, bellissima città della Sicilia occidentale che negli ultimi giorni è “vittima” di quell’attenzione mediatica che meriterebbe per tutt’altro e che invece adesso rischia di diventare la nuova Avetrana.

Giorno dopo giorno, sempre più sono i riflettori puntati sul caso Anastasi che arriva a conquistare le prime pagine dei giornali e migliaia di clic sui siti internet, potevano le grandi “star” della criminologia italiana restare a guardare? Certo che no. Ed ecco che nei prossimi giorni scenderanno in campo Roberta Bruzzone, esperta e psicologa forense, che si è già occupata, tra gli altri, dei delitti di Sarah Scazzi e Melania Rea che ha accettato l’incarico di consulenza conferitole dalla difesa di Salvatore Savalli e Francesco Bruno, criminologo, impegnato ultimamente nel caso Vantaggiato, (il reo confesso dell’attentato di Brindisi), che farà da consulente alla difesa di Giovanna Purpura l’amante trentanovenne del marito della vittima, accusata di concorso in omicidio premeditato con l’aggravante della crudeltà.

Non ci sarebbe da sorprendersi più di tanto –visti i precedenti- se nella prossima stagione tv ci si ritrovasse un plastico delle campagne trapanesi con annesso piccone sventolato dal conduttore o se si pagasse un’esclusiva (magari 57mila euro!) ad uno dei due amanti affinché si cimenti in una simulazione di omicidio, dimenticando il dolore di 3 figli rimasti senza famiglia. Saprebbe tutto di già visto.

In un altro paese o in un altro mondo, forse, non ci sarebbe bisogno di alcuna consulenza speciale, né tantomeno d’inchieste giornalistiche e trasmissioni tv dedicate.

La soluzione è lì, semplice e sotto gli occhi di tutti: una donna che assiste a un omicidio cosi crudele e non fa nulla per impedirlo è colpevole tanto quanto chi uccide materialmente.

Fine della storia.

Tutto il resto è solo gossip. Anzi, “crime-gossip”.