C’è un meccanismo che si ripete puntuale ogni volta che una notizia allarmante irrompe nell’agenda globale: qualcuno pesca dal passato un post, un video, una frase fuori contesto e lo trasforma in una “profezia”. È successo con il COVID, con molti altri eventi, e ora sta succedendo di nuovo con l’hantavirus.
In questi giorni un tweet del giugno 2022, pubblicato da un account dal nome evocativo, sta girando su X condiviso da migliaia di persone convinte di trovarsi di fronte a qualcosa di straordinario. Il messaggio era semplice: “2023: “Corona” finito (riferito al Coronavirus). 2026: Hantavirus.” Due previsioni, una già avveratasi, l’altra che sembra coincidere con l’attualità. Abbastanza per far impazzire l’internet.
Cosa sta succedendo davvero con l’hantavirus
Prima di analizzare il fenomeno social, vale la pena capire da dove arriva questa ondata di attenzione sul virus.
Tutto ha avuto inizio a bordo della nave da crociera olandese MV Hondius, partita dall’Argentina all’inizio di aprile con 170 passeggeri diretti in Antartide. Un uomo di 69 anni ha sviluppato sintomi gravi ed è deceduto. Nelle settimane successive, altri passeggeri hanno mostrato segni compatibili con la malattia: alla data attuale si contano cinque casi confermati e tre sospetti. Il ceppo coinvolto è quello delle Ande, una variante dell’hantavirus particolarmente rara e temuta, con un tasso di mortalità che oscilla tra il 20 e il 40 percento.
Una caratteristica che distingue questo ceppo dagli altri è che è l’unico documentato come trasmissibile da persona a persona, anche se con finestre di contagiosità molto limitate, nell’arco di circa un giorno dall’insorgenza della febbre. Il microbiologo Gustavo Palacios ha dichiarato alla CNN che nella storia si contano circa 3.000 casi noti in totale a livello globale. Non è esattamente un’epidemia in corso.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il rischio per la popolazione generale come “basso”. Un funzionario dell’UKHSA ha confermato che il rischio di diffusione nella popolazione è molto contenuto e che le misure di controllo dell’infezione sono già operative.
Il tweet “profetico” e il problema della memoria selettiva
Tornando al post virale: l’account @iamasoothsayer (“Sono un veggente”) ha scritto nel giugno 2022 una previsione in due righe. Il fatto che il COVID sia effettivamente stato declassato dall’OMS a non-emergenza globale nel 2023, e che oggi si stia parlando di hantavirus, è bastato per scatenare una valanga di reazioni tra il sarcastico e il genuinamente spaventato.
Il problema è uno solo: questo tipo di ragionamento funziona solo a ritroso. Se cerchi tra milioni di tweet casuali, troverai sempre qualcuno che ha scritto qualcosa che, in modo vago, può essere associato a un evento successivo. L’hantavirus non è un virus nuovo: esiste dagli anni Cinquanta ed è stato identificato scientificamente alla fine degli anni Settanta. Non era una scoperta di quell’account misterioso, era già nei libri di microbiologia.
La coincidenza diventa “profezia” solo dopo i fatti, quando il cervello umano, sempre alla ricerca di pattern, seleziona i dati che confermano l’impressione e ignora i mille post che non si sono mai avverati.
Perché questo fenomeno è un problema anche nell’era digitale
C’è una dimensione che va oltre la curiosità da social media. In un contesto di notizie ansiogene, dove l’hantavirus è effettivamente in circolazione e ha già causato vittime, la viralizzazione di contenuti presentati come “profezie” contribuisce ad amplificare la percezione del rischio ben oltre la realtà.
Non è un fenomeno innocuo. Durante il COVID abbiamo visto come la disinformazione o anche la semplice sovra-interpretazione dei dati potesse generare comportamenti irrazionali, paure sproporzionate, acquisti di massa di beni inutili.
L’hantavirus, nella sua variante delle Ande, è un agente patogeno serio. Ma le autorità sanitarie, dall’OMS in giù, sono chiare: il rischio per chi non è stato a bordo di quella nave è praticamente nullo. Il contagio non avviene per via aerea come il SARS-CoV-2; richiede un contatto molto più ravvicinato con una persona infetta o con escrementi di roditori.
Cosa fare con queste notizie
La regola pratica è sempre la stessa: quando un contenuto sembra costruito per spaventarti o stupire, fermati un momento prima di condividerlo. Chiediti chi ha pubblicato quel tweet, in quale contesto, e soprattutto quante previsioni simili non si sono mai avverate.
