AttualitàPoliticaEssere cristiani ai tempi della Sea Watch

Essere cristiani ai tempi della Sea Watch

Politicamente la si può pensare come si vuole. Ma è la narrazione di certa politica ad essere un vero e proprio paradosso continuo.

Giurare sul Vangelo, affidarsi al “cuore immacolato di Maria”, stracciarsi le vesti per il crocifisso nelle aule o il presepe nelle scuole e poi negare un porto sicuro a 40 disperati in cerca di salvezza e strillare sui social “affondiamo la Sea Watch”. Io, che di certo non sono un teologo, tutto questo, però, nel Vangelo non l’ho mai letto. Anzi.

“Perché ebbi fame, e mi deste da mangiare; ebbi sete, e mi deste da bere; fui forestiere, e m’accoglieste; fui ignudo, e mi rivestiste; fui infermo, e mi visitaste; fui in prigione, e veniste a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai t’abbiam veduto aver fame e t’abbiam dato da mangiare? O aver sete e t’abbiam dato da bere?
Quando mai t’abbiam veduto forestiere e t’abbiamo accolto? O ignudo e t’abbiam rivestito?
Quando mai t’abbiam veduto infermo o in prigione e siam venuti a trovarti?
E il Re, rispondendo, dirà loro: in verità vi dico che in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me
.

(Matteo, 25:35-45)” 

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