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Main, priv e finsta: come usa Instagram chi è nato dopo il 2010

Aprite il profilo Instagram di un tredicenne e contate le foto. Con ogni probabilità ne trovate tre, magari zero, e una bio che dice poco o niente. La conclusione comoda è che la Generazione Alpha non usi Instagram. La conclusione giusta è un’altra: lo usa eccome, ma ha smesso di trattarlo come una vetrina. Quello che vedete da fuori è l’ingresso del condominio. Il resto della vita abita ai piani di sopra, con il citofono che risponde solo a chi è stato invitato.

In sintesi

  • Il 56% dei ragazzi tra 8 e 17 anni con un profilo social ne ha più di uno sulla stessa piattaforma (Ofcom, maggio 2025, dati del 2024).
  • I profili multipli servono a separare i pubblici: uno per la famiglia (23%), uno per gli amici stretti (19%), uno per il “vero me” (15%).
  • Il 70% degli utenti social tra 8 e 17 anni ha un uso passivo: guarda, mette like e segue, ma pubblica poco.
  • La Generazione Alpha comprende i nati dal 2010 in poi, quindi i più grandi oggi hanno 16 anni.
  • Pubblicano meno, ma pubblicano: il 29% è attivo e il 16% mostra una propria foto visibile a tutti.

Che cosa dice davvero la ricerca (e da dove viene)

Il dato che gira in questi giorni arriva dal rapporto annuale di Ofcom sull’uso dei media da parte di bambini e genitori nel Regno Unito. L’edizione citata è stata pubblicata il 7 maggio 2025, riguarda i ragazzi tra 3 e 17 anni e si basa su un sondaggio periodico affiancato da una ricerca qualitativa che segue un gruppo di ragazzi per anni.

Il passaggio che interessa qui è questo: tra i ragazzi di 8-17 anni che hanno almeno un profilo su un social, un’app di messaggistica o una piattaforma video, il 56% ne ha più di uno sulla stessa app o sito. Tra i 16-17enni la quota scende al 49%, quindi la tendenza è più forte tra i più giovani. Alla domanda sul perché, le risposte più frequenti sono tre:

  • un profilo solo per genitori e famiglia (23%)
  • un profilo solo per gli amici più stretti (19%)
  • un profilo per il “vero me” e uno con foto e post modificati o filtrati (15%)

Il dato riguarda tutte le piattaforme, non solo Instagram. Instagram però è il caso da manuale: permette di avere più account sullo stesso telefono, senza fatica e senza che l’uno sappia dell’altro.

Guardare sì, pubblicare no: il paradosso dell’uso passivo

Poi c’è il feed vuoto. Sempre secondo Ofcom, il 70% dei ragazzi di 8-17 anni che usano i social è un utente passivo. Il 41% usa le app soprattutto per mettere like e seguire account, il 29% si limita a leggere e guardare. Gli utenti “attivi” sono il 29%, e dentro questo gruppo tre su quattro pubblicano contenuti.

Tra i 16-17enni attivi, la quota di chi pubblica è scesa dall’85% del 2023 al 76% del 2024. E nelle interviste qualitative i ragazzi descrivono un meccanismo molto concreto: pubblicano di rado e, quando lo fanno, si affidano a formati già collaudati, i trend e i modelli riconoscibili, per ridurre il rischio di essere presi in giro. Una tredicenne intervistata racconta che ogni volta che posta qualcosa ha la sensazione che qualcuno ne parlerà a scuola.

Per un adulto il rischio di un post è un cliente che lo legge o un collega che lo commenta. Per un tredicenne il tribunale è il corridoio della scuola il lunedì mattina. Con un pubblico così, la strategia più razionale è pubblicare pochissimo dove ti vedono tutti e parecchio dove ti vedono in dieci.

Main, priv e profili di nicchia: come funzionano più account

Rinsta e finsta. Il finsta (da “fake Instagram”) è un secondo profilo, di solito privato, con pochi follower scelti. Il rinsta (“real Instagram”) è quello principale. Il nome inganna: nessuno dei due è finto. Il finsta è semplicemente quello senza costume.

I tre profili tipo. Il racconto che circola sulla Generazione Alpha è che un ragazzo gestisca fino a tre profili:

  1. Il main, noto a tutti: compagni di classe, parenti, conoscenti. Foto selezionate, poche, curate. Funziona come un biglietto da visita.
  2. Il priv (o spam, o finsta), per gli amici intimi: photo dump, foto venute male, meme comprensibili solo al gruppo, battute interne.
  3. Il profilo di nicchia, dedicato a una passione come gaming, anime, K-pop, sport, moda. Serve anche a addestrare l’algoritmo: se interagisci solo con un tipo di contenuto, il feed diventa quello.

Questa suddivisione in tre è una descrizione ricorrente, non una misura: Ofcom non dice che ogni ragazzo abbia tre account, ma che più di uno su due ne ha più di uno.

Il profilo “pulito” per i genitori

Il dato che più mi ha fatto sorridere è quel 23% con un profilo apposta per la famiglia. La mia lettura, che non è un risultato della ricerca: esiste una versione di sé pensata per i genitori, ripulita e innocua, e una vera altrove. Un profilo esca.

La cosa ha una sua ironia. Instagram ha introdotto gli Account per teenager, privati per impostazione predefinita sotto i 18 anni, con limiti alle notifiche notturne e strumenti di supervisione per i genitori. Più si stringono i controlli, più i ragazzi imparano a distribuire la propria identità su più account. È il vecchio gioco del gatto e del topo, solo che oggi il topo ha una libreria di app e il gatto ha un pannello di controllo.

Cosa cambia per chi comunica con i più giovani

Il silenzio non è assenza. Un pubblico che guarda e non pubblica non compare nei conteggi di like. Se misurate l’attenzione solo dalle interazioni visibili, state sottostimando chi vi segue, e di molto. Contano di più visualizzazioni, salvataggi, condivisioni e messaggi.

Il video resta la porta d’ingresso. Nel rapporto Ofcom il 44% dei 13-17enni guarda video su Instagram, contro il 17% degli under 13. Chi vuole farsi trovare da questa fascia deve pensare a contenuti da guardare più che da commentare.

Instagram non è la loro prima casa. In un sondaggio americano su tredicenni (gennaio 2024), YouTube era usato dall’82%, TikTok dal 65%, Snapchat dal 51% e Instagram dal 41%. Per i più giovani, Instagram arriva dopo.

Prima di fare i profeti: i limiti di questi dati

La versione che circola online semplifica parecchio. Questi sono i limiti da tenere presenti.

  • I dati sono britannici. Non ho trovato un equivalente italiano aggiornato e con questo livello di dettaglio. Ipotizzare che l’Italia sia identica è plausibile, ma resta un’ipotesi.
  • La fascia d’età è ampia. 8-17 anni comprende molti under 13, che sulle piattaforme principali non dovrebbero nemmeno esserci per regolamento.
  • Sono risposte dichiarate. Un sondaggio misura ciò che i ragazzi dicono di fare, e un ragazzo con un profilo esca potrebbe anche non dire di averlo.
  • “Zero foto” è troppo. Il 16% dei ragazzi con un profilo mostra una foto di sé visibile a chiunque, il 21% tra i teenager. Un altro 30% mostra la foto solo ad amici e contatti. Pubblicare poco in pubblico non vuol dire non pubblicare.
  • “Non pubblica mai” è troppo anche questo. Il 29% degli utenti social tra 8 e 17 anni è attivo. È una minoranza, non il nulla.
  • I dati sono del 2024. Nel frattempo la generazione è cresciuta e i comportamenti si spostano in fretta.

Non hanno smesso di condividere

Abbiamo insegnato a un’intera generazione che il feed è un curriculum permanente, e ci sorprendiamo che adesso lo tenga nel cassetto. I ragazzi non hanno smesso di condividere: hanno smesso di condividere con tutti. Più che una stranezza generazionale, è una forma di alfabetizzazione digitale: hanno capito prima di noi che ogni pubblico merita una versione diversa di sé.

Per chi comunica, il compito è smettere di contare i post e iniziare a capire chi guarda. Per Instagram, che vive di contenuti pubblicati, una generazione che osserva e basta è un problema commerciale prima ancora che culturale.

Domande frequenti

Che cos’è un finsta?

È un secondo profilo Instagram, di solito privato, seguito da pochi amici stretti. Il nome viene da “fake Instagram”, ma indica uno spazio più spontaneo, non un profilo falso.

Quanti profili ha un ragazzo della Generazione Alpha?

Non esiste una media affidabile. Secondo Ofcom, il 56% dei ragazzi di 8-17 anni con un profilo ne ha più di uno sulla stessa piattaforma. Il numero esatto cambia da persona a persona.

La Generazione Alpha usa Instagram?

Sì, ma meno di YouTube, TikTok e Snapchat nelle età più basse, e soprattutto in modo passivo: guarda, segue e mette like più di quanto pubblichi.

Perché i ragazzi pubblicano così poco?

Dalle interviste di Ofcom emerge il timore del giudizio dei coetanei e dei commenti negativi. Chi pubblica tende ad appoggiarsi a formati e trend già collaudati per ridurre il rischio.

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