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I tassisti e l’allergia al Pos: una vergogna tutta italiana

Nell’anno 2018, in quello che si reputa un paese civile e ancor più in una città che si reputa all’avanguardia come Milano (ma il resto d’Italia non è da meno), quando si prende un Taxi, la domanda “posso pagare con carta?” non dovrebbe nemmeno essere formulata poiché la risposta -scontata- dovrebbe essere “si”.

E invece, dopo una serie di episodi in giro per l’Italia (da Palermo a Pescara passando per Roma) mi trovo a constatare che anche nella civilissima Milano, la città che guarda al futuro (perché “ué figa qui stiamo avanti, mica Roma”), il pagamento con il pos provoca non poche allergie.

La cosa straordinaria però, in tutta questa faccenda, è che anche quando chiami lo 028585 e chiedi esplicitamente “un taxi che accetti pagamenti con carta” questi ti arrivi a fine corsa dicendo “ma non me l’hanno detto” e accampi scuse del tipo “l’ho lasciato a casa, se sapevo lo portavo” (come se potessero scegliere e non fosse un obbligo).

E niente. Questo è quello che mi è capitato ieri a Milano. Insieme al tassista siamo andati in giro nei pressi della stazione a cercare un bancomat dove poter prelevare (era davvero un’esigenza ero senza contanti), allungando -di fatto- la corsa (prolungamento che ovviamente mi sono rifiutato di pagare) e rischiando di perdere il treno. Tutto per far risparmiare 10 cent di euro di commissione all’amico tassista che poi protesta contro Uber e che mai dichiarerà al fisco quel soldi appena intascati.

Posso considerarla beneficenza?

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