Privacy Policy Skip to content

Amy Winehouse: dal successo mondiale al ‘club of 27’

Classe 1983, nasce a Enfield, Middlesex, in Inghilterra da padre e madre di origine ebraica, Amy Winehouse cresce nella città che le ha dato i natali dove all’età di soli dieci anni fonda il suo primo gruppo rap amatoriale ‘Sweet’n’sour’, ma la sua carriera inizia all’età di sedici anni, quando un suo amico manda una sua demo ad un talent scout.

Già cantante professionista, firma per la Island/Universal, la sua ultima etichetta discografica. Il suo debutto, con l’album “Frank”, avviene ufficialmente nell’ottobre del 2003, con influenze jazz, soul e R ’n’ B, il suo primo lavoro riceve critiche positive e raggiunge le vette delle classifiche inglesi dopo la nomination ai BRIT Awards.

Ma è nel 2006 che arriva il successo: dapprima con il singolo “Rehab” diventato un vero e proprio tormentone mondiale che racconta il rifiuto della cantante di disintossicarsi dalla droga e dall’alcool e, nel 2007, con il brano che diede il nome all’album “Back to Black”.

Cinque Grammy Awards, MTV Europe Awards 2007, un elevato numero di riconoscimenti più importanti ed ambiti nella carriera di una cantante, prima di lei solo Alicia Keys, Norah Jones, Beyoncè e Lauren Hill erano riuscite ad aggiudicarseli.

Ma la sua voce e la sua bravura venivano spesso oscurati dal gossip per i suoi abusi di alcool e droga, le foto di una Amy barcollante, provata dall’alcool, avevano ormai uno spazio riservato nei tabloid inglesi.

Nel 2008 trascorre un periodo in una clinica per disintossicarsi dall’alcool e dalla droga, dopo il quale inizia a lavorare al suo nuovo album.

Ce la mette tutta Amy per riabilitarsi, era riuscita ad eliminare la droga dalla sua vita. Ma non l’alcool. Lo scorso 23 Luglio viene trovata morta nella sua casa di Londra a Camden Square.

Nel suo appartamento, tre bottiglie di vodka, due grandi e una piccola; viene aperta subito un’inchiesta: i test tossicologici non rilevano alcun tipo di sostanza stupefacente e i risultati dell’autopsia, resi pubblici il 27 ottobre scorso, hanno confermato la morte accidentale (“misadventure”) correlata all’abuso di alcool.

Il tasso alcolemico nel corpo della cantante era superiore di 4-5 volte il limite consentito normalmente per la guida: per ogni 100ml di sangue vi erano 416 mg di alcool nel suo corpo. Amy non beveva da un mese prima di quella maledetta notte, la morte è stata causata da uno “stop and go” ovvero da un consumo eccessivo di alcolici dopo un periodo di astinenza.

Mitch Winehouse, padre della star, aveva sempre sostenuto che la figlia avesse smesso di drogarsi. Amy Winehouse è l’ultima, in ordine temporale, ad essere entrata a far parte del “club of 27” o, come molti la chiamano, ad essere vittima della “maledizione del 27” ovvero un gruppo di personalità legate al campo artistico, morte prematuramente all’età di 27 anni per cause “non naturali” come il suicidio o l’abuso di alcool e droghe.

Il suo ultimo album “Amy Winehouse lioness: hidden treasures” uscirà il prossimo 5 dicembre, 12 tracce inedite che raccontano la vita privata della cantante dal rapporto con la droga a quello tormentato con il marito Blake.

Sicuro di un grande successo, come sostiene qualcuno-infatti- la miglior mossa di marketing per una rockstar è morire giovani.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi