#Borsellino. Non può finire, Non può sparire, Non può morire…così

Questo è un post scritto per nottecriminale.it nel 2011. Oggi, a 25 anni dalla strage di Via D’Amelio, non è ancora cambiato nulla. 

Oggi è il giorno della memoria. L’ennesimo di questa Italia malata che troppi, per curarla, hanno pagato con la vita.

Oggi, si ricorda la morte di Paolo Borsellino, il Magistrato ucciso dalla mafia, il 19 luglio del 1992, a Palermo in via Mariano D’Amelio. Oggi che ricorre il 25esimo anniversario di quella strage, definita “di Stato”, non si dimentica nemmeno il valore delle vite e del lavoro di cinque agenti della Polizia di Stato: Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina ed Agostino Catalano. Paolo Borsellino, sapeva di essere il prossimo dopo la strage che segnò la fine del suo braccio destro e amico Giovanni Falcone, aveva detto “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. Non poteva immaginare, però, che erano cinquantasette i giorni che lo separavano dal suo destino.

Se molte erano le cose che sapeva e non doveva, molte altre erano quelle che avrebbe dovuto sapere per salvarsi. Quel giorno mentre scendeva dalla sua auto blindata per andare a trovare la madre veniva osservato dall’alto del monte Pellegrino. Ebbe il tempo di suonare al citofono. Poi il boato, la tragedia, il dolore. Dopo Paolo Borsellino, che nel giugno di quello stesso anno aveva forse scoperto l’accordo tra Stato e Mafia e quindi andava eliminato il prima possibile, le stragi tacquero. Da allora e per tutti questi anni, le indagini della magistratura hanno portato all’arresto dei soli esecutori materiali di quell’attentato. Su chi lo decise molte restano le incertezze. Meno quelle relative ai “perché” lo fecero. Il silenzio.

Questo era ed è stato il messaggio che l’entità esterna insieme a ‘Cosa Nostra’ inviò più forte che chiaro. Perché se il cancro non è ancora stato debellato, non si è nemmeno fermata la ricerca per debellarlo. Questo che è il messaggio della giustizia, suona tanto chiaro, quanto forte. La morte, le stragi, le minacce non trovano mai, e in nessuna occasione, una giustificazione. Non diventano un dato scientifico per educare, anche con l’omertà, alla cultura “cosa nostra”. Non si uccide e non si uccide chi combatte la mafia.

E oggi che quei se e quei ma figli del senno di poi ne ribadiscono il concetto, noi lo ricordiamo. Ad uccidere è il silenzio. Ad uccidere è la mafia, non chi la combatte. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, non ha dubbi:

“Perché quello che è stato fatto è proprio cercare di fare passare l’assassinio di Paolo e di quei ragazzi che sono morti in via D’Amelio come una strage di mafia. […] Quello che noi invece cerchiamo in tutti i modi di far capire alla gente […] è che questa è una strage di Stato, nient’altro che una strage di stato. E vogliamo far capire anche che esiste un disegno ben preciso che non fa andare avanti certe indagini, non fa andare avanti questi processi, che mira a coprire di oblio agli occhi dell’opinione pubblica questa verità, una verità tragica perché mina i fondamenti di questa nostra Repubblica. Oggi questa nostra seconda Repubblica è una diretta conseguenza delle stragi del ‘92”

Come accade per tutti i grandi fatti di cronaca, il cinema e la televisione hanno raccontato la storia del magistrato palermitano: da “I Giudici” di Ricky Tognazzi passando per “Gli Angeli di Borsellino” di Rocco Cesareo fino ad arrivare alla fiction “Paolo Borsellino” trasmessa da Canale 5 nel 2004, di Gianluca Maria Tavarelli con un’interpretazione straordinaria di Giorgio Tirabassi.

Chi invece ha pensato di raccontare questa tragica storia attraverso la musica è Daniele Silvestri, cantautore romano, che nel suo ultimo album “S.C.O.T.C.H.” dedica una canzone, ‘L’appello’, a Salvatore Borsellino fratello di Paolo. Su un ritmo ‘ska’ quasi circense riesce a raccontare una storia “appassionante ma allo stesso tempo tragica”. Il brano fa anche riferimento alla misteriosa scomparsa dell’agenda rossa, il taccuino dal quale Paolo Borsellino non si separava mai dove appuntava riflessioni e contenuti dei suoi colloqui e che potrebbe fornire indicazioni sui mandanti della strage, una “scatola nera” che non è mai stata ritrovata.

In questi ultimi giorni i giovani del movimento “Agende Rosse” provenienti da tutta Italia sono impegnati a Palermo in una serie di manifestazioni per commemorare Borsellino e la sua scorta ma soprattutto per gridare a voce alta che: “Paolo è vivo e lotta insieme a noi, le sue idee non moriranno mai”.

L’appello – Daniele Silvestri

«Questo è un appello, io sto cercando in giro mio fratello
scomparso all’improvviso a fine luglio, ‘mezzo ad un bordello,
e con addosso sembrerebbe solo un piccolo borsello
e niente altro, però attenzione perchè mio fratello è scaltro,
che so magari per lo sdegno si è nascosto, che è un uomo giusto fin troppo onesto
e mi dispiace anche per questo.
Dillo se tu ne sai qualcosa adesso devi dirlo,
non posso stare ancora io sul piedistallo che quando parlo poi me ne pento,
ma se qualcuno deve farlo sono pronto e ricomincio ancora con il mio racconto,
perchè io ho lo stesso sangue e me ne vanto e vi ricanto il ritornello che ho perso mio fratello
E non è bello lasciar fuggire un simile cervello,
io chiedo l’intervento del Governo o del Ministro dell’Interno
che trovi almeno il suo quaderno.
E allora insisto perchè io mica posso andare a “Chi l’ha visto”,
ma so che c’è qualcuno che sa tutto,uno che c’era, un pezzo grosso
ma adesso è troppo che l’aspetto.
Non può finire, non può sparire, non può morire… così
Maa se penso al tempo che è passato e quanto ancora passerà,
noo non credo proprio che sia giusto e che sia giusta questa orribile omertà,
perchè si sa si saaa si saaa si saaa che la faccenda è grossa
e per di più c’era un’agenda rossa e non si trova più.
Se posso aggiungerei che lui non è mai stato rosso,
anzi di Rosso conosceva solo quello
che canticchiava quel vecchio ritornello, “che bello due amici una chitarra e uno spinello”.
Questo è un appello, io sto cercando in giro mio fratello
scomparso all’improvviso a fine luglio, ‘mezzo al bordello,
e con addosso sembrerebbe solo un piccolo borsello,
piccolo, piccolo, piccolo… così
Maaa se penso al tempo che è passato e quanto ancora passerà,
noo non credo proprio che sia giusto e che sia giusta questa orribile omertà,
perchè si sa si saaa si saaa si saaa che la faccenda è grossa
e per di più c’era un’agenda rossa e non si trova più.»